Come interpretare la linea melodica

Siamo con il nostro strumento davanti allo spartito appena studiato, abbiamo superato tutte le difficoltà tecniche incontrate padroneggiandole già da un pò di tempo, ma restiamo bloccati da una domanda che ogni volta si affaccia alla nostra mente: come interpretiamo la linea melodica? come dobbiamo eseguire quel dato passaggio?

E soprattutto ci domandiamo: cosa può aiutarci a capire come interpretare, suonare, quella data melodia?

Fortunatamente ci torna in mente una frase letta su di un libro di Piero Rattalino, e cercando troviamo a pagina 32 del suo “Arturo Benedetti Michelangeli – L'asceta” (*), la seguente frase detta a riguardo della drammaturgia interpretativa parlando di Andaluza di Granados (12 Danzas españolas (1890) per pianoforte: Op.37 No.5 “Andaluza):

“Per quanto riguarda la drammaturgia, mentre Larrocha interpreta Andaluza come danza, Benedetti Michelangeli – e Granados – la interpretano appunto, come serenata.
In Granados come serenata cantata dall’innamorato, in Benedetti Michelangeli come serenata ascoltata, o meglio ancora immaginata dall’innamorata.”

Queste parole ci inducono a pensare che per poter meglio rendere la poetica espressiva delle linee melodiche, soprattutto quelle di andamento lento e/o medio-lento, non dobbiamo figurarci di essere colui che canta o che suona la linea melodica; dobbiamo invece immedesimarci nell’animo, nel pensiero, nel sentimento di colui o colei alla quale tale linea melodica è dedicata, nel momento stesso in cui la ascolta.

Più superficialmente, più limitatamente e senza troppo farci emotivamente coinvolgere, potremmo immaginare tale persona nel momento in cui ascolta, ma ovviamente in questo caso il risultato sarà sicuramente inferiore al nostro coinvolgimento emozionale precedente. Nel primo caso infatti noi ci figureremo di “essere” quella persona, nel secondo invece ci limiteremo ad “osservare” tale persona. Dobbiamo quindi suonare questi passi, questi passaggi, queste linee melodiche, come se noi dessimo vita ai nostri pensieri, al nostro cuore, e non già alla nostra voce. Il lirismo deve pertanto essere quello di chi immagina di ascoltare qualcosa e non quello di chi questo qualcosa lo canta.

Nell’immaginare una linea melodica noi mettiamo tutto il nostro sentimento, tutte le nostre sensazioni, la ascoltiamo con il pensiero più puro e con il cuore più profondo, la ascolta la nostra Anima; cantando potremo metterci tutti noi stessi, tutta la nostra passione ed impegno, ma ad ascoltare sarà sempre e solo esclusivamente il nostro orecchio.

E’ la stessa differenza che passa fra la fantasia e la realtà, fra il sogno e la veglia, fra il pensiero e l’azione.

La difficoltà non sta tanto nel “sentire” il canto esclusivamente con la nostra fantasia poetico-emozionale, quanto l’essere capaci di sdoppiarci e di suonare e di immaginare di ascoltare contemporaneamente, di essere in due piani diversi “immaginario fantastico” e “tecnico-interpretativo reale” nel contempo.

Certo dovremmo avere dei poteri straordinari per effettuare questo sdoppiamento, questa dicotomia; e forse, chissà, gli schizofrenici ci riuscirebbero meglio di noi (e chissà se i migliori interpreti non nascondo qualche seme di follia nella loro mente!).

Ad ogni modo, per estensione del concetto esecutivo-interpretativo, penso che ogni brano musicale possa – o meglio debba – essere concepito ed eseguito in tale maniera, non solo le linee melodiche lente ed emozionali, come se solo loro fossero capaci di suscitare sentimenti nel nostro animo; si possono anche immaginare e sognare le fanfare squillanti, maestose e vittoriose, non esclusivamente solo i flebili sussurri d’amore!

Trasformare la propria realizzazione sonora in un sogno musicale, ecco, questo è il sogno di ogni musicista, e sarebbe fantastico il saperlo fare veramente, completamente e sempre!
Suonare, ascoltarci ed immaginarci di essere esecutore ed ascoltatore contemporaneamente, forse è questa la via per meglio interpretare una linea melodica; probabilmente solo una delle vie possibili.

(*)
Piero Rattalino
Arturo Benedetti Michelangeli - L’Asceta

Zecchini Editore srl - prima edizione: marzo 2006

Autore: Maurizio De Marco

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